Archive for the 'borlenghi' Category

Feb 17 2008

Enzo Biagi

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Enzo Biagi ha qui la sua casa natale e la sepoltura accanto ad amici e parenti.

Ingresso in Paese

Di Pianaccio ha scritto: “Non credo che il mio Paese sia segnato nelle mappe: neppure il nome richiama una benevola attenzione. Una volta, a Berlino Est, trovai un’antica mappa dell’Appennino e Lizzano in Belvedere veniva chiamato Lizzan Matto.

Credo che un po’ di follia ci sia davvero nella mia gente: chissà cosa li ha spinti a rifugiarsi in fondo ad una piccola valle, circondata, quasi in maniera ossessiva, dalle montagne. Chissà chi erano i miei antenati, che si rassegnarono a una vita da banditi: mi piace pensare a dei fuggiaschi, perseguitati per qualche nobile causa, che vennero a nascondersi quassù, con qualche straccio, qualche pignatta e molti bambini. Vivevano di castagne, seminavano la segale, emigravano a tagliar boschi o con le pecore durante l’inverno: e a primavera, annunciati dall’abbaiare dei cani, ritornavano i pastori e i carbonai. Pianaccio é la mia infanzia e il mio mondo: ho girato per mestiere un po’ dappertutto, ma non mi sembra di essere mai stato lontano dalla Piazza: rimpiango soltanto il tempo in cui c’era un ombroso pero, che d’Estate dava frutti dolcissimi (…).

Ero un giovane cronista quando scrissi un articolo sul mio paese: lo intitolarono Pianaccio è una favola (…). Non è che un piccolo borgo ma se si legge la lapide sulla facciata della chiesa con i nomi dei caduti, si capisce che rispecchia, nel bene e nei drammi, la storia d’Italia…
di Enzo Biagi, da Pianaccio in Cartolina a cura di Marco Cavagnino, Libreria Naturalistica 1995

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Feb 16 2008

Associazioni di Pianaccio

  • Amici di Pianaccio: fondata nel 1979 da alcuni cittadini bolognesi che hanno case e radici nel Paese, organizza manifestazioni estive il cui ricavato viene destinato alla cura e alle necessità del luogo. I membri sono numerosi, ma l’iscrizione è aperta a tutti e consente di ricevere periodicamente comunicazioni scritte delle varie iniziative, nonché l’ormai nota cartolina fotografica in occasione del Natale e delle feste di Capodanno. Come dichiara il nome stesso dell’associazione, gli Amici si preoccupano costantemente di mantenere vivo e attivo il Paese nella speranza che questo luogo, che li ha visti nascere, crescere o soltanto li ha fatti innamorare, conservi immutata la sua magia e il suo potere evocativo. L’Associazione si riunisce durante l’anno, in occasione di due pranzi alla Locanda, in primavera ed autunno, momenti di incontro, di scambio di idee per la stagione successiva o semplici occasioni per fare i conti con il tempo che, a pancia piena e con il bicchiere colmo, grazie al cielo, tornano sempre!
  • Pro Loco: come in ogni piccolo paese si occupa di far fronte alle esigenze più immediate della comunità , riunendo i residenti e coloro che vogliono offrire il loro aiuto anche nei più semplici lavori di pulizia del Campo delle Noci, di manutenzione del ponte Tv o di organizzazione delle manifestazioni.
  • Consorzio Utilisti: in passato quest’associazione riuniva i capi famiglia residenti che possedevano un terreno nelle zone limitrofe al paese, si occupava per lo più della pulizia del bosco e della raccolta del legname che successivamente distribuiva ai vari membri. Tuttora si preoccupa di tagliare e accatastare la legna nei mesi più opportuni e di trasportarla in Paese a seconda delle singole necessità. A questa associazione occorre fare riferimento per l’utilizzo degli spazi della ex-scuola di Pianaccio, oggi restaurata e disponibile per riunioni, mostre fotografiche, incontri e conferenze.

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Feb 15 2008

Curva del Vento e Rifugio di Segavecchia

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Non c’è desiderio che non possa avverarsi, se lo esprimi alle Stelle e lo affidi al Vento.

Sulla via per Segavecchia

Dalla Locanda la strada prosegue per circa tre chilometri e conduce al Rifugio di Segavecchia, dove lascia spazio ai numerosi sentieri e alle vie sterrate che portano fino… in cima al Mondo.
Salendo dolcemente e allontanandosi dal Paese non c’è tratto di strada che non meriti una sosta a contemplare.
Poco dopo il Ponte della Spescia, sulla destra, è possibile scendere facilmente, tra la via e il fiume, nella Pineta di Sanbuccione, luogo isolato eppur familiare dove gli alberi lasciano intravedere le maestose arcate del ponte, mentre ostinatamente celano le due famose panchine in sasso, così che custodiscano nel sottobosco i segreti che vi si confessano.

Si narra infatti che non vi sia verità alcuna che questo luogo non riveli e che infonda coraggio a chi si voglia qui dichiarare.

Poco sopra, ecco le famose Prime, panchine storiche per le serate di baldoria e canti, nonché meta facilmente raggiungibile dai più pigri viaggiatori. Poi le Seconde e il Casone di Riccardo, il seccatoio ancora oggi in funzione e, d’autunno, meta serale dei boscaioli che vegliano sul fuoco e predicono il futuro.
Si sale ancora lungo la via con facilità fino all’ultima strettoia prima che si apra il sipario del bosco e si giunga finalmente alla Curva del Vento, in dialetto, il Sreton d’ la Bonaccia.

Il panorama è amplissimo e suggestivo: sullo sfondo del Corno alle Scale si intravedono gli ultimi boschi di conifere e il Monte Cancellino, mentre sulla destra la rupe conserva antiche iscrizioni e una piccola Madonna, stretta nell’unica nicchia riparata da vento. Vi è un piccolo prato sulla sinistra, con le immancabili panchine da cui godersi lo spettacolo perenne del cielo. La Curva è ormai nota non solo per la lieve brezza o lo sferzante vento che soffia continuamente dandole il nome, ma da tempo è luogo privilegiato per trascorrere la Notte di S. Lorenzo: sdraiati lungo la via, con coperte e chitarra si può restare per ore a scrutare il cielo, aspettando una stella cadente, incantati dallo spettacolo della notte. I desideri e le speranze che non si sanno dire giungono da lontano fino qui e si fermano davvero, per qualche istante, così che ci sia facile riconoscerli e dar loro finalmente fiato e forza.
Qui è d’obbligo lasciare ogni fardello, ogni pesante bagaglio e ogni pigrizia.
Qui è d’obbligo aprire gli occhi e stringere bene i lacci delle scarpe.
Che il viaggio e il pensiero sia lieve e ci porti lontano.

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Feb 09 2008

Inverno

Durante il periodo invernale, Pianaccio è il luogo ideale per chi ama il silenzio e la neve.
Da qualche anno il Natale già vede imbiancarsi le montagne più alte e da gennaio anche il Paese è ricoperto da un fitto manto nevoso.

Le Feste sono un momento emozionante e alla Locanda l’atmosfera è davvero speciale.
All’ingresso gli addobbi di abete e luci indicano il fervore dei preparativi per il Pranzo di Natale, sempre ricco di piatti tradizionali: tortellini e zuppe di verdure, bolliti e arrosti, dolci di ogni tipo e immancabili grappe fatte in casa.

Nel salotto caldo, sotto l’Albero, pacchi e pacchetti attirano l’attenzione e la curiosità di chi vuole trascorrere qualche ora dopo pranzo sorseggiando la famosa Crema di Limoncello della Marina, o desidera tirar tardi studiando la carta dei sentieri.
La Sala da Pranzo, illuminata da candele e calde lampade, è riscaldata dalla fiamma costante e accogliente della stufa in ceramica, al cui cospetto Matilde porta in tavola spezzatino di Cinghiale e Polenta Fritta.
La sera della Vigilia è antica tradizione accendere la Fascella: un grosso tronco di castagno fatto seccare nei mesi autunnali e bruciato sulla strada all’imbrunire. Ogni famiglia accende questa suggestiva fiaccola e la via si illumina, da “In Vetta al Prà” fino a “Cà d’Babon“.

fascella

Dopo la Messa della Notte, si accende il falò: dalla strada rialzata, vicino all’enorme abete, che i nonni chiamano Alberone, si possono ammirare le scintille che salgono verso il cielo stellato, disegnando ampie figure e forme con cui ognuno narrerà il passato e immaginerà il proprio futuro.
Nei giorni che vanno dal Natale al Capodanno molti scelgono di recarsi sulle piste da sci, altri preferiscono visitare i paesi vicini o passeggiare per i borghi di Pianaccio, magari scoprendo piccoli luoghi ideali per divertirsi con il bob.
Al bar si può trovare vin broulè e i biscotti caldi che Irene prepara in un attimo per gli amici e gli ospiti.

Ma il momento più bello arriva con l’Anno Nuovo!

La sera di Capodanno, la Famiglia Gentilini prepara una grandiosa Cena di Antipasti, Pasta e Fagioli, sughi di Cinghiale, Porchetta e quant’altro, a cui si aggiunge un enorme Buffet di verdure e contorni, formaggi e salumi tipici, Dolci e Liquori della casa. Si fa tardi ogni volta, dopo il brindisi della mezzanotte, a ballare e bere in compagnia, augurandosi il più felice anno nuovo che si possa sognare!

buffet

E non finisce qui: verso le sei del mattino, i famosi componenti della Banda del Buon Anno, passano a raccogliere improvvisati strumenti musicali, mestoli e coperchi, ma anche fisarmonica e trombe per cominciare la marcia che, dall’inizio del paese li porterà casa per casa, a svegliare i più pigri e a festeggiare con chi ha già preparato loro qualche storica bevanda: Ulisse è noto per il suo Elisir di Lunga Vita, la Maria prepara da anni il Vov più energetico che sia mai esistito. Occorrono forza e coraggio ai prodi Suonatori per risalire il Crociale, passare dalle Tegge, al Cistone e giungere finalmente alla Locanda, nel punto più alto del Prato ed al culmine della loro tolleranza alcolica.

banda del buon anno

Si racconta che da decenni questa Banda abbia annunciato a gran voce l’arrivo del Nuovo Anno, sempre orgogliosa di portare messaggi di festa e buone novelle, che abbia visto i nonni dei nonni protagonisti e musicisti d’occasione, arrancare a fatica lungo la Fontanina per raggiungere anche le case più isolate e ricordare a tutti che la vita è più forte, è più potente del tempo e alla fine vince sempre…
Dicono che ogni porta debba aprirsi al loro passaggio, pena la tristezza del cuore e la solitudine; alla Locanda giungono che è quasi mezzogiorno, perciò Gianni preparava per loro crescentine e tigelle, zuppa di farro e qualche giaciglio! Oggi Irene rende omaggio alla Tradizione di Famiglia cucinando Crescenta e Crostini, Pasta e Fagioli e Cinghiale, mentre Marco Valerio riempie i bicchieri per il brindisi, Laura documenta tutto con la telecamera e Gianni di sicuro lassù sorride… L’ultima cantata con le labbra rosse e gli occhi lucidi per il vino, poi tutti a dormire. Li rivedremo la sera del Primo dell’Anno, comparire di nuovo, smessi gli abiti degli ambasciatori e già pronti a ricordare le bevute alla goccia e le sbandate lungo la Via Nuova.

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