Mag 07 2010

Amici miei, io ci scommetto

Domenica scorsa alla Locanda Gentilini si sono ritrovati i membri dell’associazione Amici di Pianaccio per il consueto Pranzo di Primavera. Dal 1979, questo gruppo di villeggianti condivide l’amore incondizionato per il Paese, coltiva amicizie antiche e nuove, riscopre affetti profondi e lontani legami di parentela, continua a scommettere su un futuro comune.

Torta Amici di Pianaccio

Il Bar Gianni è stato spesso teatro di discussioni accese sui modi e tempi di questa scommessa, sulla posta in gioco e sul senso di una sfida costante contro le avversità della natura, contro l’oblio di nomi e volti, contro le quotidiane stanchezze di una piccola frazione di montagna: Marco Valerio, oste di prima grandezza e di romane origini, normalmente non interviene nel merito e serve sciacquaglioni rosso sangue, patatine dorate e qualche nocciolina, lasciando ai più arguti l’intuizione della bellezza disarmante che ci circonda e la scelta della strada vincente su cui puntare. In cuor suo risponde sempre rilanciando.

Gli ingredienti sono gli stessi, da anni e da generazioni: natura incontaminata, calore familiare, ottima cucina, rispetto della tradizione e cura dei dettagli. Maggio alla Locanda è il mese delle cerimonie e dei primi aperitivi all’aperto, dei turisti stranieri che amano il trekking e della tanto sospirata bella stagione, con il fiume in piena, il davanzale fiorito e, tutt’intorno, le mille sfumature del verde più intenso. Da questo fine settimana, scongiurando le piogge primaverili con un azzardo da maestri, al Ristorante Gentilini torna il famoso millegusti di Gianni, preparato nella storica Carpigiani del nonno Candido: unico ed inconfondibile gelato alla crema, servito al naturale nel cono di cialda o con frutti di bosco, cioccolato, affogato al caffè, caramello e amaretti. Le altre novità da Pianaccio e dintorni? Consultate la pagina News!

Al sole

Scommettere su Pianaccio, puntare su genuinità e tradizione, considerare l’unicità e la semplicità come valori aggiunti, può essere davvero una sfida, una scelta fuori dal comune, un viaggio controcorrente con una buona dose di rischio. Se non altro, quello di passare per visionari, sognatori d’altri tempi, persi nel gioco delle probabilità.

A questo punto mio padre Gianni diceva sempre che “è ora di pranzo, c’è da suonare la campana, stappare le bottiglie!” e viandare. In realtà la scommessa restava valida, allora come oggi, e si puntava ancora, per tutta la giornata, sfidando la sorte e le mode del momento. Sul piatto? Pasta e fagioli, crescentine, polenta e porcini, spezzatino di cinghiale e un panorama mozzafiato dalla veranda Gentilini.

Forse è per questo che non si è mai fatto mancare una siesta pomeridiana, lasciando al Bar la briscola, le discussioni sulla mancanza di parcheggi, il cartello “se sta così non piove”.

Tanto in cucina il mitico ragù di Gianni borbottava già da tempo sul fuoco basso.

A modo suo, anche lui rilanciava sempre.


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